domenica 30 dicembre 2012

Maltagliati di patate ai funghi porcini (badly cut pasta - cit.)

La traduzione di "maltagliati" non è mia e me ne dolgo, perché avrei voluto essere io il lampo di genio che ha armato la mano del traduttore del menu di un'osteria italianissima dove ho cenato un po' di tempo fa, insieme ad un collega inglese.
Non riuscivamo a mangiare, giuro, perché avevamo le lacrime agli occhi leggendo le perle disseminate qua e là nella lista dei piatti disponibili.
Ma il maltagliato che diventa badly cut pasta, cioè pasta tagliata male, mi è rimasto impresso in modo particolare e quindi rendo omaggio all'oscuro agevolatore di conoscenza culinaria italiana, al massacratore della lingua di Gordon Ramsey e di Jamie Oliver, dispiacendomi soltanto di non potergli stringere personalmente la mano, per aver allietato una serata altrimenti noiosetta.

L'idea di questo impasto ce l'avevo in mente da qualche anno. Durante un viaggio di lavoro in Germania, avevo assaggiato una cosa tipo cannelloni, ripieni di verdure varie e abbondantemente imbesciamellata (non avevo scelto io, mai ordinerei a Stoccarda una roba del genere) e la pasta era buonissima.
Mi ero sempre ripromessa di rifarla, ma non avevo mai trovato né il tempo né una ricetta che mi convincesse.
Oggi ho provato e sono contenta che il primo tentativo, assolutamente empirico, sia andato bene.

Maltagliati pronti da cuocere

Ho usato:

  • 500 gr di patate farinose a pasta bianca
  • 500 gr di semola rimacinata di grano duro
  • altra semola rimacinata (indicativamente 300 gr, ma è spannometrica, la dose)
  • 2 uova medie
  • un pizzico di sale
  • un cucchiaio d'olio

Maltagliati ai porcini

Lessare o cuocere a vapore le patate intere e con la buccia.
Mettere sulla spianatoia la semola rimacinata, fare la conca e schiacciarvi dentro le patate ancora bollenti (io le metto nello schiacciapatate con la buccia e tutto, si separa da sé).
Aggiungere le uova, l'olio e il sale e iniziare a impastare, aggiungendo man mano altra farina, poca alla volta,  fino ad ottenere un impasto morbido, elastico e non appiccicoso.
Stenderlo e ricavarne dei maltagliati, oppure delle tagliatelle. Io, che non sono molto brava - anzi, per niente - con la sfoglia e con i tagli, preferisco la badly cut pasta, come si diceva sopra.
Se deve attendere, metterla su dei cesti di vimini, o dei vassoi di carta grandi, come ho fatto io, dopo averli spolverizzati con un po' di semola in modo che non si appicchino.
Cuocere i maltagliati in abbondante acqua salata, per pochi minuti. Scolarli e condirli con sugo a piacere: io ho usato porcini trifolati con aglio e prezzemolo.

Il commento della copiona: molto soddisfatta e molto divertita. E alla fine quel che conta è proprio il divertimento. :-)

sabato 29 dicembre 2012

Biscotti da inzuppo all'ammoniaca (e i danni di un'insonnia imprevista)

Dopo aver passato mesi e mesi di insonnia tremenda (mi dovevo accontentare di due/tre ore di riposo per notte) da un po' di tempo ho ricominciato a dormire in modo piuttosto regolare e sono molto felice.
Però, la settimana scorsa, mi sono svegliata nel cuore della notte e non c'è stato verso di riprender sonno.
Per passare il tempo, ho pasticciato un po' con l'iphone e - com'è, come non è - mi sono ritrovata a premere il tasto: acquista ora su amazon.uk. Il risultato è che sono da ieri proprietaria di un timbro per biscotti, che permette di personalizzarli con la scritta "Biscuits Maison".
Non ci voleva la scuola per capire che i manufatti dovevano essere non lievitati, per evitare che le scritte sparissero in cottura, ma io sono un po' tontolona e mi sono accorta di aver sbagliato la ricetta da utilizzare con questo aggeggio solo quando ho tirato fuori dal forno la prima teglia.
Ciò detto, questi biscotti, che io avevo salvato come "Biscotti da colazione di Luna" (senza avere la più pallida idea di chi sia questa Luna, ora) sono ottimi per la colazione.

Biscotti all'ammoniaca
Servono:

  • 250 gr di farina 00
  • 250 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 100 gr di burro
  • 150 gr di zucchero
  • 90 gr di latte
  • 2 uova
  • 10 gr di ammoniaca per dolci
  • estratto di vaniglia
  • la scorza grattugiata di un limone
  • zucchero semolato per decorare


Sciogliere l'ammoniaca nel latte freddo e impastarla velocemente insieme a tutti gli altri ingredienti fino ad ottenere un impasto simile a una frolla. Io ho messo tutto nel bimby e ho lavorato per una quarantina di secondi a velocità 6.
Lasciarla a riposo per una mezz'ora.
Stendere l'impasto ad altezza un centimetro, ritagliarne le forme a piacere, rimpastando e stendendo i ritagli fino ad esaurimento della pasta. Disporre man mano i biscotti su una placca di alluminio da pasticceria, rivestita di carta forno, spolverizzarli di zucchero semolato e infornare per una ventina di minuti a 170°.
Farli raffreddare su una griglia da pasticceria.

Il commento della copiona: sono poco dolci e hanno una consistenza perfetta per essere inzuppati senza distruggersi.
Chi avesse perplessità sull'uso dell'ammoniaca come agente lievitante si ricreda: è un ingrediente molto diffuso, soprattutto in centro e sud Italia per la preparazione di dolci rustici. L'odore caratteristico si disperde subito e non ne rimane alcuna traccia nel sapore del biscotto.

venerdì 28 dicembre 2012

Spaghetti in salsa di vino e mandorle (siate scettici, ma fino a un certo punto)

Questa ricetta era contenuta in un libricino abbandonato in fondo a un cassetto ed era talmente piena di ingredienti che l'avevo sempre scansata. Però il vino come condimento della pasta è assai interessante, come già avevo sperimentato con queste penne e allora ho voluto provare.
Dell'originale resta ben poco, ma il risultato finale è di grande interesse.

Spaghetti in salsa di vino e mandorle
Per 500 gr di spaghetti grossi ho usato:

  • una dozzina di pomodori piccadilly
  • 150 gr di mandorle tritate grossolanamente (si devono sentire sotto i denti)
  • due bicchieri di vino rosso corposo
  • 200 ml di panna
  • 50 gr di burro + 1 noce
  • pepe nero in grani
  • parmigiano grattugiato
  • olio extravergine di oliva
  • zucchero
  • sale


Lavare i pomodorini, tagliarli a metà e saltarli in padella ampia (verrà utilizzata poi per saltarci gli spaghetti) con una noce di burro e due cucchiai di olio. Dopo due minuti, spolverizzarli con un cucchiaio di zucchero, salare moderatamente e continuare la cottura per altri due minuti. Tenere da parte.
Preparare la salsa al vino, sciogliendo in una casseruola antiaderente 50 gr di burro con qualche grano di pepe. Aggiungere il vino e far cuocere fino a quando si sarà ridotto della metà, poi aggiungere la panna e mescolando con una frusta fare addensare la salsa.
Cuocere gli spaghetti, scolarli bene al dente e versarli nella padella con i pomodorini. Saltarli a fuoco alto,  spolverizzarli con le mandorle e il parmigiano.
Distribuirli nei piatti, irrorarli con la salsa al vino e servire subito.

Il commento della copiona: ero perplessissima e l'unico motivo che mi ha spinto a provare questa ricetta è che avevo in casa tutti gli ingredienti. Davvero buona, piaciuta a tutti!

Code di gambero al burro e all'aceto balsamico (pensando a Forrest Gump)

Ogni volta che li cucino, mi vengono in mente Forrest Gump e il suo amico Bubba, i quali,  mentre lavano i pavimenti della caserma, fanno un interminabile elenco di ricette a base di gamberi.
Non credo che questa ci sia, perché l'ho messa insieme la sera della vigilia di Natale, senza nessuna ricetta in mente: ho preso i gamberi, la padella e ho cominciato a cucinarli, aggiungendo man mano ingredienti.
Non ci sono dosi.

Gamberi al burro e aceto balsamico
Ho usato:

  • code di gambero belle cicciotte (ho lasciato il guscio, ma si può togliere)
  • burro
  • aceto balsamico (anche tarocco - il mio qui era vero - purché di buona qualità e bello denso)
  • prezzemolo
  • sale e pepe


Far sciogliere in un largo tegame un pezzo di burro e farvi saltare i gamberi molto velocemente fino a metà cottura circa e a fuoco allegro.
Salare, pepare e spruzzare di aceto balsamico, facendolo evaporare.
Aggiungere una noce di burro e mescolare velocemente, poi togliere dal fuoco e cospargere di prezzemolo tritato.
Il tutto non deve durare più di cinque minuti, perché altrimenti i gamberi diventano duri e stopposi, dovendo invece rimanere morbidi e succulenti.

Il commento della copiona: ottimi, sono proprio fiera di me stessa!

mercoledì 26 dicembre 2012

Biscotti di pasta frolla lievitata (con pratica codina per inzupparli meglio)

Pasta frolla lievitata è un ossimoro, lo so.
Sto sentendo già gli urletti scandalizzati dei Puristi della Cucina Classica di Qualità che ripetono il loro mantra: mai vanillina mai margarina mai lievito nella pasta frolla mai brodo di dado e così via.
Ma non mi importa niente.
Prima o poi un cuocone stellato o anche solo televisionato, di quelli con la Q maiuscola, sdoganerà l'aggiunta di agenti lievitanti nella frolla e gli urletti si trasformeranno in gridolini compiaciuti di apprezzamento, come già recentemente successo quando un noto chef ha cominciato a proporre nel suo ristorante i tortellini con la panna (di vacche rosse, però, mica una qualunque, nevvero...): anche quelli che fino al giorno prima avevano disprezzato questa combinazione, che ricordava gli strabordanti anni '80 e anche - ahimé - la cena di capodanno di Fantozzi e famiglia, hanno cominciato a vederla di buon occhio.
Ciò detto, ecco dei gattini buonissimi e croccantissimi per fare colazione o da servire col tè del pomeriggio.
La ricetta viene da una raccolta per il bimby e si può procedere come si vuole nella preparazione dell'impasto.

Biscotti di pasta frolla lievitata
Servono:

  • 500 gr di farina
  • 200 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • la scorza grattugiata di un limone
  • un pizzico di sale


Io ho semplicemente messo tutti gli ingredienti nel bimby e ho lavorato a velocità 6 per una quarantina di secondi. Poi ho rovesciato l'impasto sulla spianatoia, lavorandolo ancora un po' con la punta delle dita per aggregarlo bene senza bruciarlo.
Infine, l'ho steso su carta da forno ad altezza 1 centimetro, ho ritagliato le forme e ho cotto in forno già caldo a 170° per 10-12 minuti.

Il commento della copiona: veloci e molto buoni. E se ritagliati a forma di gattino anche molto bellini :-)

giovedì 13 dicembre 2012

Fagiolini croccanti al forno (come fidarsi delle persone giuste)

Questa ricetta, con lievi varianti, la vedo girare da settimane su Pinterest, ma - dico la verità - non mi attirava affatto. L'idea di usare poi fagiolini surgelati, mischiarli con due ingredienti a caso e schiaffarli in forno senza tanti complimenti, mi dava l'idea di sciatteria e fretta. Insomma, mai filata neppure di striscio.
Invece l'altra sera ne parlavamo tra amiche, tutte di provate capacità culinarie e gastronomiche e allora mi sono convinta a dare almeno una chance a questo piattino. Da ciò si deduce che le amiche si vedono nel momento del dubbio ;-)
L'uso dei fagiolini surgelati e lasciati scongelare ha il suo perché, nel senso che li ammorbidisce un po'; volendo usare quelli freschi, credo che convenga sbianchirli in acqua bollente per qualche minuto.

Fagiolini croccanti al forno
Ho usato:

  • 500 gr di fagiolini surgelati e lasciati scongelare
  • olio extravergine di oliva (si può omettere, in parecchie delle versioni che ho letto non compare, ma ci sta bene)
  • parmigiano grattugiato
  • pangrattato
  • poco sale
  • pepe, a gusto proprio


Accendere il forno ventilato a 220°.
Condire i fagiolini con olio extravergine di oliva, poco sale e pepe, se piace, mescolando bene con le mani.
Spolverizzare di parmigiano grattugiato e di pangrattato e mescolare di nuovo, in modo da ricoprire i fagiolini.
Distribuirli sulla leccarda del forno e cuocerli fino a quando diventano dorati e croccanti.
Sono molto buoni se mangiati subito, ma secondo me migliorano raffreddandosi.

Il commento della copiona: davvero sorprendenti! Le dosi non ci sono e ognuno si regoli a proprio gusto.

mercoledì 12 dicembre 2012

Torta al cioccolato e arancia senza farina e anche senza burro, tiè! (pronti a godere?)

In casa mia le torte scure non vanno, nessuno le mangia o se lo fanno è solo per gentilezza e quindi io evito di produrne, anche se la combinazione arancia-cioccolato (in questo caso, a dire il vero, si tratta di cacao, ma insomma...) è il più diabolico e tentatore accostamento della storia della culinaria (ok, anche ceci e gamberi, ma questa è un'altra storia).
Ora, un paio di sabati fa sono andata a Bologna a pranzo con amici ( Trattoria di via Serra, questo è il posto, RACCOMANDATISSIMO! ) e il dolce che ci hanno servito era una libidine di cioccolato che si scioglieva in bocca, veramente un'esperienza orgasmica, molto simile ad un cosa che avevo fatto anni fa.
Tentando di ritrovare la ricetta (per ora senza successo, ahimé) sono incappata in decinaia di ricette di torte di cioccolato, il che mi ha condotto a restringere il campo di ricerca a quelle che hanno anche l'arancia tra gli ingredienti.
Ne ho trovate molte, e prima o poi magari le farò tutte, ma per adesso sono partita da questa, semplicemente perché avevo in casa tutti gli  ingredienti necessari.
La ricetta originale è di Nigella (la cuoca che non ha bisogno di un cognome per essere riconosciuta) ma io l'ho un po' modificata.

Torta al cioccolato e arancia senza farina e senza burro
Ho usato:

  • 3 arance a buccia sottile (peso complessivo intorno ai 450 grammi), intere e possibilmente biologiche perché se ne usa anche la buccia
  • 200 gr di mandorle con la pelle, tritate molto finemente
  • 6 uova
  • 1 cucchiaino colmo di lievito vanigliato
  • 250 gr di zucchero
  • 50 gr di cacao amaro
  • altro zucchero per candire l'arancia da decorazione


Lavare benissimo le tre arance e metterle intere in un tegame, ricoprirle di acqua fredda e farle bollire per circa due ore, aggiungendo altra acqua se necessario, fino a quando saranno morbide.
Scolarle e lasciarle raffreddare, poi tagliarle in due ed eliminare eventuali semi grossi. Spezzettarne cinque metà e metterle in un frullatore, tenendo da parte la sesta metà (mi sarò spiegata? Penso di sì, ma nel caso, fatemi sapere :-D ).
Frullarle bene, poi aggiungere nel frullatore o nel mixer (io ho usato il bimby) le mandorle già tritate, le uova, il lievito, lo zucchero e il cacao.
Frullare il tutto, poi rovesciare il composto in uno stampo tondo da 24 cm imburrato.
Infornare in forno già caldo a 170-180° e cuocere per circa 40-45 minuti (regolarsi col proprio forno, come sempre!).
Lasciar raffreddare su una griglia da pasticceria.
Nel frattempo, riprendere la mezza arancia superstite, tagliarla a fettine sottili e mettere queste in un pentolino antiaderente con due o tre cucchiai di zucchero e un paio di cucchiai di acqua.
Portare a ebollizione a fuoco moderato e lasciar caramellare.
Scolare i pezzetti di arancia e metterli a raffreddarsi su un griglia da pasticceria, poi usarli per decorare il dolce a piacere.
Servire il dolce a dosi omeopatiche (eventualmente, fare il bis e pure il ter), dopo averlo fatto riposare almeno un giorno. Due giorni dopo raggiunge la vetta del gusto, soprattutto se servito dopo un passaggio in frigorifero di alcune ore. L'aggiunta di panna montata, anche se lo banalizza un po', triplica però il piacere di questo dolce.

Il commento della copiona: questo è da rifare, senz'altro e subito. Sarebbe da provare anche in monoporzioni, cotte in piccoli stampi individuali, oppure ritagliando dei dischi con un coppapasta dalla torta intera.

domenica 9 dicembre 2012

Amore delle tre (mel)arance (vabbè, è un dolce, ma oggi mi è presa la fissa per Prokofiev)

Oggi ho fatto un dolce che risale alla notte dei tempi e la cui provenienza è sempre una delle mailing list americane alle quali ero iscritta.
Mentre lo glassavo, mi è venuto in mente "L'amore delle tre melarance" e chi volesse approfondire può andare a leggere la pagina di Wikipedia che ne parla.
Io l'ho fatto nel Bimby, ma un qualsiasi frullatore o robot può andare bene.

Dolce delle tre melarance
Servono:

per il dolce:
  • 1 arancia intera, preferibilmente biologica
  • 180 gr di burro fuso
  • 3 uova 
  • 200 gr di zucchero
  • 300 gr di farina autolievitante (oppure stesso peso di farina + 1 bustina di lievito vanigliato)

per la glassa:
  • 2 arance, anche queste meglio se biologiche
  • 2 cucchiai di burro fuso
  • una tazza da tè di zucchero a velo

Accendere il forno a 170° e ungere uno stampo col buco.
Lavare bene l'arancia, tagliarla a pezzi con la buccia e tutto e frullarla benissimo fino ad ottenere una poltiglia.
Aggiungere il burro e le uova e lavorare per qualche istante, poi unire zucchero e farina e amalgamare bene.
Rovesciare il composto nello stampo preparato e infornare per circa 35 minuti.

Far raffreddare il dolce, sformarlo e finirlo con una glassa preparata in questo modo.
Lavare bene le arance.
Grattugiarne una e spremerla.
Mescolare in una ciotola lo zucchero col burro fuso e con la scorza grattugiata, poi diluire con tanto succo di arancia quanto ne serve per ottenere un una glassa colante. 
Cospargerla sul dolce poi grattugiarvi sopra la scorza dell'altra arancia. Far riposare almeno un'oretta prima di servire.

Il commento della copiona: buona, veloce e goduriosa. Ottima anche senza glassa.

La madre di tutte le vellutate (quarto capitolo della serie Cinquanta sfumature di verde, che possono però cambiare nuance)

Tanti anni fa, facevo parte di una mailing list americana, che ogni giorno mi inondava la casella di ricette.
Erano gli anni in cui le faccine si facevano con i segni di interpunzione, le foto erano rare, bisogna descrivere minuziosamente ogni passaggio perché non era possibile caricare un video tutorial.
Nessuna nostalgia per quei tempi, ma per alcune persone incontrate e poi perse di vista sì e molta.
C'era, tra gli altri iscritti, una ragazza svedese che postava ricette divertentissime, che ho conservato e ogni tanto tiro fuori.
Questa è una di quelle. E' una base di partenza per arrivare a moltissime variazioni, si fa presto a farla (e questa caratteristica è per me fondamentale, quando scelgo una ricetta da provare), servono pochi ingredienti, solitamente sempre disponibili in casa e vanno bene sia verdure fresche sia surgelate.
Oggi l'ho fatta con gli spinaci, ma in passato l'ho preparata con le carote, con i funghi, i broccoli e, una volta, anche con una busta di minestrone surgelato.

fotodisastro di una buonissima vellutata
Servono:

  • 1 kg circa di verdura (a piacere: fresca o surgelata, di un solo tipo o un misto di gusti compatibili tra di loro)
  • 2 grosse patate, pelate e tagliate a pezzetti
  • 1 cipolla, pelata e affettata
  • 1 spicchio d'aglio tritato
  • 1 litro abbondante d'acqua
  • 1/2 litro di latte (indicativo, potrebbe servirne un po' di più)
  • sale e pepe
  • erbe aromatiche a piacere


Mettere in una pentola grande la verdura scelta, le patate, la cipolla e l'aglio. Aggiungere un litro abbondante di acqua, salare e pepare.
Mettere al fuoco, incoperchiando e bollire fino a quando le verdure saranno tenere.
Omogeneizzare il tutto con un frullatore a immersione, poi aggiungere il latte fino ad ottenere la densità voluta, mescolare bene ed eventualmente rimettere al fuoco per riscaldare. Guarnire con erbe aromatiche tritate.
Servire, accompagnando a piacere con formaggio grattugiato e/o pane tostato.

Il commento della copiona: oltre ad essere leggerissima (alla fine, l'unico grasso è quello apportato dal latte), è molto versatile e molto comoda, perché si può fare anche in due momenti diversi (atto uno fino alla frullatura, atto due riscaldamento dopo l'aggiunta del latte).
Inoltre, sostituendo il latte vaccino con un latte vegetale, questa vellutata vegetariana diventa pure vegana.
Infine, è buona a qualsiasi temperatura: riscalda in inverno e rinfresca e remineralizza se servita fresca o addirittura fredda in estate.

sabato 24 novembre 2012

Salsa di noci per nobilitare pasta ripiena compra

In terra di Romagna, dove sono venuta a vivere, quasi tutti schifano la pasta ripiena compra, cioè quella che si compra in un negozio, senza farla in casa.
Passi ancora quella degli appositi negozi di pasta fresca, ma quella impacchettata e disponibile sugli scaffali dei supermercati proprio no: è un delitto, proprio.
Io però non sono romagnola, la pasta la riempio una volta all'anno - e solo come manovalanza, sotto la guida esperta della mia amica Paina - e trovo che certi pastifici artigianali facciano dei prodotti più che accettabili.
Infine, la pasta compra, è un pasto completo, veloce e non necessita di condimenti molto elaborati.
La salsa di noci, che avevo fatto tanti anni fa nella versione della Anna Gosetti della Salda, mi era sempre venuta una schifezza: densa, ingestibile, la pasta la assorbiva completamente e rimaneva poi asciutta e secca.
Ho voluto riprovare e alla fine sono riuscita a farla cremosa come volevo io ed è piaciuta a tutti.

Salsa di noci
Servono:
  • 100 gr di gherigli di noci
  • 30 gr di pecorino romano grattugiato
  • 50 gr di parmigiano grattugiato
  • 90 gr di olio extravergine di oliva
  • 50 gr di mollica di pane ammorbidita in una tazza di latte
  • altri 200 gr di latte circa
  • sale e pepe
  • qualche gheriglio di noce intero per decorare

Mettere tutto in un frullatore e lavorare fino ad ottenere una crema morbida e fluida. Questa operazione va fatta contemporaneamente alla cottura della pasta (io ho usato ravioli ripieni di ricotta e spinaci), perché se riposa tende ad addensarsi.
Per evitare di servire il piatto troppo freddo, io faccio così: scaldo il piatto di portata con un mestolo o due di acqua bollente prelevato dalla pentola della pasta, poi la butto via e, senza asciugarlo, metto circa metà della salsa di noci sul fondo.
Scolo i ravioli con un mestolo forato, li metto nel piatto e infine verso sopra il resto della salsa, decorando con i gherigli di noce.

Commento della copiona: ottima!


Vellutata di spinaci (volume tre della serie Cinquanta sfumature di verde, con interessante uso alternativo)

L'estate scors ho letto tutte e 150 le variopinte sfumature che sono tuttora in vetta alle classifiche di vendita dei libri. Non posso purtroppo qui riferire la miglior critica che ho sentito su queste tre opere, ma ogni volta che ci penso mi sganascio :-D
Ciò detto,  ho ricominciato pian pianino a cucinare; con poca voglia, a dire il vero, perché sono ondivaga, come si sa, e adesso sono presa da altri sacri furori.
Però mangiare bisogna e quindi, visto che si deve, almeno cucino roba verdurosa che è quella che preferisco.
Questa ricetta, modificata rispetto all'originale, viene da una vecchia raccolta del bimby e metto sia le istruzioni per farla con l'infernale oggetto, sia quelle per farla a mano.

Vellutata di spinaci
Servono:

  • 500 gr di spinaci freschi, cotti a vapore e ben strizzati
  • 60 gr di burro
  • 30 gr di parmigiano grattugiato
  • 250 gr di latte
  • 350 gr di acqua calda
  • sale
  • pepe
  • 1 cucchiaino da tè di maizena


Inserire nel boccale il burro: 2 min 90° vel. 1. Aggiungere gli spinaci, il parmigiano, il latte, salare e pepare: 30 sec. vel. 4 fino a quando gli spinaci saranno ben tritati, puoi cuocere 6 min 100° vel. 2.
Unire l'acqua e la maizena: 5 min. 100° vel. 4, al termine 1 minuto a turbo per vellutare bene il tutto.
Servire.

Per farla senza il bimby: cuocere gli spinaci a vapore, strizzarli bene e tritarli finemente. Metterli nella pentola, dove sarà stato sciolto il burro, aggiungere il latte, il parmigiano, salare e pepare. Alla fine della cottura, frullare tutto e servire.

Variante: eliminando l'acqua e la maizena e procedendo come sopra, si ottiene un'ottima salsina densa da usare su crostini di pane o come condimento per una pasta corta o per degli gnocchi.

Il commento della copiona: buonissima, anche come salsa per crostini!

Vellutata di piselli (secondo capitolo delle "Cinquanta sfumature di verde")

Ancora una vellutata venuta fuori da una raccolta di ricette per il bimby che mi hanno regalato e leggermente modificata.
Quando ho pubblicato la foto su facebook, qualcuno fece presente che il burro non ci azzeccava niente.
Invece, secondo me, ci sta benissimo. I piselli sono teneri e dolci e il burro non fa altro che accentuare queste caratteristiche.
Si può fare anche nel tegame, come sempre, e poi frullarla.

Vellutata di piselli
Servono:

  • 500 gr di piselli sgusciati, freschi o surgelati
  • 30 gr di pancetta dolce
  • 50 gr di burro + un poco per decorare
  • 60 gr di farina
  • 1/2 cipolla
  • 1,200 lt di acqua
  • un dado (facoltativo)
  • prezzemolo
  • 60 gr di parmigiano grattugiato
  • sale
  • pepe bianco


Mettere nel boccale metà del burro, la pancetta e la cipolla: 3 min 100° vel. 4.
Unire i piselli: 3 min 100° vel. 4 poi 30 sec vel. 6.
Aggiungere l'acqua, il dado (se si usa) e la farina: 25 min. 100° vel. 4.
Aggiungere una manciata di prezzemolo il parmigiano e il resto del burro: 30 sec. vel. 3.
Aggiustare di sale e pepe e versare nelle ciotole individuali.
Decorare con un ricciolo di burro (che nella mia foto si è prontamente squagliato...) e servire.

Il commento della copiona: è una ricetta primaverile, ottima con i pisellini freschi, ma è molto buona anche quelli surgelati.

Pane al farro (poi alice è morta per davvero)

La mia macchina del pane stavolta è morta per davvero. Ha impastato quest'ultima pagnotta e poi si è spenta, per sempre, senza un lamento.
Per fortuna, mia sorella mi ha dato la sua che non usava più e così fra un po' ricomincio a panificare.
Questo pane è molto buono e fragrante e si mantiene bene per diversi giorni. Molto buono anche tostato.

Mettere nella macchina del pane, in quest'ordine:


  • 300 gr di acqua
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 8 grammi di sale
  • 400 gr di farina di farro
  • 2 cucchiai rasi di maizena
  • 4 gr di zucchero
  • 1/2 bustina di lievito di birra liofilizzato


Scegliere il programma per pane integrale e premere start. Oppure, scegliere la modalità impasto, poi trasferire l'impasto in una forma da plumcacke e cuocere in forno, infornando a freddo e impostando la temperatura a 200° per il tempo necessario (35-40 minuti di solito sono sufficienti).

Il commento della copiona: le dosi di acqua e farina, per ogni ricetta di pane che pubblico, sono quelle di partenza e vanno aggiustate a seconda della capacità di assorbimento della farina. Lo stesso per quel che riguarda la temperatura del forno e i tempi di cottura: ognuno conosce il proprio e sa come si comporta, quindi si regoli di conseguenza.

Vellutata di zucchine con tre ingredienti (prima puntata della serie "Cinquanta sfumature di verde")

Io adoro questa vellutata che faccio da un sacco di tempo e la posto adesso che se non siamo più in stagione di zucchine, ma verrà buona per la prossima primavera.
La ricetta originale è in inglese e forse viene dal ricettario Thermomix, ma non sono sicura.
In ogni caso, è buonissima in inverno, bella calda, o anche fredda di frigo, per un pasto estivo leggerissimo. Tutte le sfumature di temperatura tra il bollente e il gelo sono comunque ammesse.
Riporto - anche per mia memoria - la ricetta originale. Chi non avesse il bimby, può naturalmente farla nel pentolino e poi frullarla alla fine.

Servono:


  • 500 gr di zucchine (peso netto e già pulito)
  • 400 gr di acqua
  • 1 dado vegetale, oppure anche solo sale


Mettere tutto nel boccale del bimby e cuocere 15 minuti a 100° vel. 1.
Alla fine della cottura, frullare tutto per 1 minuto a vel. turbo.
A piacere, aggiungere un po' di olio extravergine di oliva.

Fine :-)


Il commento della copiona: beh, più semplice di così si muore. Potrei farmici del male, se solo le zucchine bollite facessero male. Ma non lo fanno, anzi - fanno molto bene!

lunedì 3 settembre 2012

Ragu leggero di maiale al pomodoro fresco (buono e veloce)

Ho pescato questa ricetta da un libro (che non citerò...) dove è chiamata ragu del macellaio.
Ora lo sa il popolo e il comune (cit. Pellegrino Artusi ;-) ) che quello che va sotto questo nome è solitamente una preparazione ricchissima di carni varie, perché si presumeva che il beccaio lo facesse con la tanta roba rimasta invenduta. Credo dunque che il macellaio in questione sia qualche anonimo commerciante che ha passato al compilatore del libro la propria versione.
Quindi, rinomino e aggiusto un po' questo ragu, che è peraltro molto fresco, perché deve cuocere poco e all'occhio di chi - per esempio un romagnolo o un emiliano - sia abituato a sughi rosso cupo o addirittura marroni, dalle lunghe sobbolliture pippianti sull'orlo del fornello, potrebbe sembrare ritirato troppo presto dal fuoco, a nemmeno metà della cottura.

Ho usato: 
  • 250 gr di macinato di maiale, più magro che grasso
  • 1 grossa cipolla dorata
  • 1 grossa carota
  • olio extravergine di oliva
  • 6 pomodori da salsa
  • peperoncino
  • 2 foglie di basilico
  • sale e pepe

Tritare la cipolla e la carota e metterle in un tegame con un bicchiere di olio extravergine di oliva e due/tre cucchiai d'acqua. Soffriggere a fuoco medio, mescolando spesso fino a quando il tutto sarà ben dorato.
Aggiungere la carne, rompendo i grumi più grossi con il mestolo di legno e far insaporire bene, mescolando spesso.
Nel frattempo pelare i pomodori, eliminare i semi e tagliarli a dadolini.
Appena la carne sarà ben dorata, ma non secca, unire i pomodori e cuocere incoperchiato per un quarto d'ora.
Aggiustare di sale e pepe, insaporire col peperoncino e unire, un attimo prima di ritirare il tegame dal fuoco, le foglie di basilico spezzettate con le mani.
Usare per condire una qualsiasi pasta secca: la foto mostra il ragu ambientato ;-) in mezzo chilo di penne rigate cotte al dentissimo.

Il commento della copiona: l'idea di mettere del basilico in un ragu mi faceva inorridire. Invece, qui, ci sta benissimo!


sabato 1 settembre 2012

Gnocchi al pesto con le zucchine e il pomodoro fresco (viva la Liguria...)

L'idea mi viene da un libricino pubblicato dalla Regione Liguria, che riporta la storia dei prodotti locali (in particolare il pesto, ovviamente...) e alcune ricette, molto tirate via e raffazzonate, a dire il vero...
Questa in particolare si chiama - nel libro - "Gnocchi di patate alla polceverasca", ma non ho trovato traccia di questa preparazione altrove, quindi, in assenza di filologia certa, mi permetto di modificare un po' e rinominare il piatto, che peraltro è buonissimo ed è stato spazzolato in un attimo.

Servono:

  • un chilo di gnocchi di patate (fatti con le manine sante o comprati già pronti, purché di buonissima qualità)
  • 1 grossa zucchina tagliata a julienne
  • qualche foglia di basilico fresco
  • 8 pomodorini tipo piccadilly, tagliati a dadolini
  • 3 cucchiai di pesto ligure (come per gli gnocchi: fatto a mano o comprato, ma ottimo)
  • 1 spicchio d'aglio
  • poco prezzemolo
  • una noce di burro
  • parmigiano grattugiato
  • olio extravergine di oliva


Il condimento deve cuocere pochissimo, quindi si può preparare intanto che bolle l'acqua per gli gnocchi.
Tritare aglio e prezzemolo e soffriggerli in olio extravergine di oliva in un tegame grande a sufficienza in da permettere poi di saltare gli gnocchi. Fare attenzione a non bruciare tutto (io sono una campionessa, in questo...).
Aggiungere la dadolata di pomodoro e la julienne di zucchina e insaporire velocemente, mescolando con un cucchiaio di legno. Regolare si sale e pepe
Lessare gli gnocchi, scolarli appena vengono a galla e saltarli velocemente nella padella col condimento, aggiungendo la noce di burro e il pesto. All'ultimissimo momento, unire il basilico spezzettato con le mani.
Servire subito, spolverizzati di parmigiano.

Il commento della copiona: ottimi e velocissimi!

lunedì 27 agosto 2012

Capponata con i taralli (con doverosi distinguo sull'origine del piatto)

Questa ricetta viene da un libro dedicato alla cucina regionale d'Abruzzo, dal quale ho già attinto qualche idea.
Purtroppo - ed è per questo che non lo cito, non volendo fare un torto all'autore, nel caso la mia fosse solo una supposizione e non una certezza provata - il volume, ricchissimo quantitativamente, è piuttosto povero sulla qualità dei contenuti. La mia impressione è che sia una raccolta di ricette prese da pubblicazioni e manuali culinari diversi, senza che i piatti siano stati testati e senza un bell'editing che impedisca - giusto per fare un esempio - che la stessa ricetta sia proposta in diverse sezioni del libro o che la capponata (che salvo smentite autorevoli mi risulta essere ligure) finisca in mezzo alle preparazioni dell'Abruzzo, oltre tutto con i taralli, che sono pugliesi.
Però il piatto vale eccome e ci ha allietato la cena di stasera. Le dosi sono spannometriche.

Servono:

  • tarallini all'olio di oliva
  • aceto di vino
  • pomodori piccadilly
  • 1 cetriolo
  • 1 peperone giallo
  • 4 uova sode tagliate a fettine
  • filetti di acciuga sott'olio
  • origano (ma anche il basilico ci sta benissimo, anzi - forse ci sta pure meglio)
  • olio extravergine di oliva
  • pepe nero di mulinello
  • spicchi d'aglio marinato (quelli che di solito si usano con aperitivi e tapas, meno forti dell'aglio fresco)


Bagnare rapidamente i tarallini nell'aceto e metterli sul piatto di portata.
Disporvi sopra i pomodori tagliati a pezzetti, lasciandone uno da parte per la decorazione, il cetriolo affettato sottile, il peperone a pezzettini.
Aggiungere tre delle quattro uova affettate e i filetti di acciuga. Condire con olio, pepe, aglio a pezzetti e origano e mescolare bene.
Decorare con le fettine del quarto uovo e mettere al centro un pomodorino.
Servire subito.

Il commento della copiona: si fa in un attimo ed è buonissima. L'hanno mangiata tutti, compresi quelli che storcono il naso di fronte ad aceto e acciughe.



Panzanella croccante (puristi, tappatevi occhi e orecchie, se volete...)

Ho fatto una breve vacanza di relax TOTALE.
Per due settimane mi sono dedicata, senza fretta e senza orari, ad attività di ricarica fisica e mentale. Ho letto un sacco di libri (anche le sfumature, sì sì... ), ho dormito, ho nuotato, sono andata a correre, mi sono goduta la presenza silenziosa del mio adorato marito: io e lui da soli, in tenda, a fare quello che volevamo, quando volevamo. Insomma, sono tornata a casa nuova :-)
Abbiamo mangiato in giro diverse volte: c'erano sagre interessanti e ristoranti da provare, ma abbiamo anche aperto parecchie scatolette di tonno e mangiato fette di pane toscano con olio e sale. Un sogno, ecco.
Al mercato, una mattina, ho trovato della verdura a km 0 fantastica: certi pomodori datterini piccoli come olive, cipolle di Tropea dolci, cetrioli delicati e saporiti, basilico profumatissimo.
Con le friselle integrali che mi ero portata da casa, ho messo insieme una panzanella croccante che ci è piaciuta talmente tanto da ripeterla altre tre o quattro volte durante la vacanza.

Servono:
  • friselle bianche o integrali
  • pomodori dolci, tipo datterino o piccadilly
  • cetrioli
  • cipolla di Tropea
  • olio extravergine di oliva
  • pepe nero di mulinello
  • basilico
  • sale
  • a piacere: filetti di acciuga sott'olio e/o olive nere

Bagnare velocemente sotto l'acqua corrente le friselle (quelle integrali un po' di più di quelle bianche) e metterle in un'insalatiera.
Tagliare i pomodori a pezzetti e disporli sopra le friselle (io ci lascio anche i semi) insieme alla cipolla e ai cetrioli affettati a velo con la mandolina. Aggiungere foglie di basilico a piacere.
Condire con olio extravergine di oliva, sale e pepe nero di mulinello. Controllare le friselle: devono essere croccanti e non pappose, ma si devono masticare senza difficoltà. Se sono ancora troppo dure, aggiungere un paio di cucchiai di acqua e mescolare bene.
A piacere, si può arricchire la panzanella con filetti di acciuga o olive nere.
Servire subito e gustare con rurale felicità.

Il commento della copiona: la foto purtroppo non rende la bontà di questo piatto. Se riesco a ritrovare l'originale, la sostituisco. La panzanella ha afflitto la mia infanzia: in casa mia veniva preparata regolarmente in estate, col pane ammollato in acqua fredda e poi strizzato, ma a me non piaceva.
Questa versione, in cui il pane crocchia sotto i denti è invece gustosissima.

martedì 24 luglio 2012

Cucu... se mi ricordo come si fa a bloggare, ci sono ancora... (il nuovo corso della copiona)

Sono stata via per un bel po'.
Qualcuno se n'è accorto - e la cosa mi stupisce e mi commuove - ma la maggior parte del mondo sa che ogni giorno si bloggano fantastiliardi di post di qualsiasi genere (e il genere "sapere nostalgico" applicato al cibo è di gran lunga il più frequentato), quindi la mia assenza è stata forse tutto sommato un bene.
Non avevo proprio voglia di cucinare, ero impegnata a fare altre cose.
E se non si cucina, non ci sono ricette da pubblicare.
Nel frattempo, però, il mio pazientissimo marito ha ingegnato un paio di piattini fantastici, di sua assoluta invenzione, che un giorno o l'altro gli chiederò di fare per poterli poi mettere qui.
Veniamo all'oggi.
Mi sono fatta prendere pure io dall'autoproduzione di cosmetici.
Prima ha iniziato mia sorella, che mi ha regalato un sacco di cose fantastiche fatte da lei, che uso con successo e soddisfazione.
Poi ho deciso di provare anche io ma, a differenza di mia sorella che è paziente e bravissima con le mani, io sono una pasticciona frettolosa e ho bisogno di vedere subito dei risultati.
Quindi, girando un po' di qua e di là, ho trovato varie idee che ho riunito in questa preparazione.
E' uno scrub per mani, gomiti e piedi, con un sacco di pregi interessanti: si fa con cose normalmente reperibili in casa, si mantiene fuori dal frigo per un paio di mesi senza necessità di conservanti, è assolutamente e totalmente naturale, si può realizzare ad ogni latitudine e - soprattutto! - è buonissimo e funziona!

SCRUB NATURALE PER MANI, PIEDI, GOMITI, GINOCCHIA (insomma, dove siete ruvidi!)

Servono:

  • 60 gr di zucchero semolato
  • 15 gr di olio, possibilmente spremuto a freddo (e meglio uno con poco profumo proprio, tipo vinacciolo, riso, girasole, ma va benissimo anche l'olio extravergine di oliva o oli più preziosi, tipo jojoba o karité)
  • un pompelmo (io l'ho usato rosa, ma anche giallo andrà bene)
  • un limone
  • qualche goccia di essenza di vaniglia (facoltativa, ma io sono vanigliomane)


Grattugiare la parte colorata della scorza degli agrumi con la microplane, facendo cadere il ricavato in una ciotolina.
Aggiungere lo zucchero, l'olio e l'essenza di vaniglia. Mescolare bene: risulterà una crema granulosa, di color giallo carico.
Mettere in un barattolino e conservarla a temperatura ambiente per un paio di mesi.

Il commento della copiona: al bisogno, prelevarne una nocciola e usarla per massaggiare le parti ruvide, poi sciacquare bene con acqua tiepida.
Attenzione! Questo preparato ha un'azione schiarente, quindi, se avete la pelle abbronzata, potreste ritrovarvi con aree lisce come palle da biliardo e altrettanto bianche. Tenetene conto, se non volete ridurvi come la Pimpa, ma al contrario! Indovinate come faccio a saperlo... (ok, non vi metterò le foto delle mie mani visibilmente più chiare delle braccia alle quali sono attaccate ;-) ).



sabato 17 marzo 2012

Pane con le noci e i semi di girasole (alice è viva e impasta insieme a noi!)

Questo viene da una delle mie solite mailing list americane e infatti c'è il latte in polvere.
Ho trasformato le dosi in grammi, originariamente erano in cups.
E' per la macchina del pane, questa ricetta, ma naturalmente si può adattare ad un procedimento manuale.


Servono:

  • 280 gr di acqua
  • 20 gr di burro morbido
  • 550 gr di farina 00
  • 20 gr di zucchero
  • 15 gr di latte in polvere
  • 1 bustina di lievito di birra liofilizzato.
  • 40 gr di semi di girasole
  • 40 gr di gherigli di noce


Inserire gli ingredienti nella macchina nell'ordine indicato, tranne i semi e i gherigli, che si aggiungeranno al bip.
Selezionare il programma base.

Il commento della copiona: buonissimo, questo pane! Un po' dolcino, perfetto con dei formaggi dal sapore deciso, come il gorgonzola per esempio.

Alici fritte in due modi (qualche volta friggo anch'io, eh!)

Il mo odio per gli odori di fumo e di cucina che rimangono sugli abiti e sui capelli è risaputo ed è il motivo per il quale non friggo praticamente mai.
Ma sabato scorso, considerando che i capelli me li sarei comunque lavati il giorno dopo e avrei avuto un'intera domenica per arieggiare casa, ho preparato le alici fritte in due modi diversi: in pastella, che diventano tipo delle frittelle, e semplicemente passate nel pangrattato fine, come le avevo mangiate in un ristorante e mi erano piaciute un sacco.
Le foto sono particolarmente orribili, perchè metà della produzione ce la siamo mangiata in piedi intanto che le friggevo e non pensavamo certo alle foto, le rimanenti (qui frettolosamente immortalate) sono state portate dai nostri amici Marta e Giovanni, che, nel bel mezzo della frittura, ci hanno telefonato per invitarci estemporaneamente a cena.


Servono:

  • alici pulite per la cottura, aperte a libro
  • farina
  • uova
  • sale 
  • pangrattato
  • olio per friggere


Mettere a scaldare l'olio da frittura in un tegame alto.
Nel frattempo, sbattere le uova (in numero adeguato alle alici da frittellare) e mettere in due piatti separati la farina e il pangrattato.
Per le alici in pastella: infarinarle, passare nell'uovo sbattuto e friggerle.
Per le alici al pangrattato: passare le alici nel pangrattato e friggerle subito (e come, se no? ;-) )
Salarle e servire.

Le prime hanno tempi di cottura leggermente più lunghi, le seconde sono praticamente da immergere nell'olio e tirare su subito. L'olio deve essere a temperatura media: se troppo alta, le alici si scuriscono subito, se troppo bassa si imbevono di olio.

Il commento della copiona: buonissime, mangiate con le mani intanto che friggono! Io preferisco quelle al pangrattato, ma anche le frittelle sono ottime!

giovedì 15 marzo 2012

Insalata di cannellini e finocchi (quaresimale? no, no!)

Questa insalata si fa velocemente ed è sorprendentemente buona, perfetta per un  pranzo leggero o una cena veloce e, se servita in dosi mignon, è un eccellente antipasto vegetariano.
La ricetta viene, al solito, da una delle mie mailing list americane.

Servono:

  • 1 finocchio medio
  • 250 gr di fagioli cannellini già cotti
  • 1 scalogno
  • 1 spicchio di aglio
  • il succo di 1/2 limone spremuto
  • peperoncino
  • olio extravergine di oliva
  • sale


Scaldare due cucchiaiate di olio in una padella, aggiungere lo scalogno e il finocchio affettati finemente e saltare,  mescolando spesso, fino a quando il finocchio comincerà a dorare. Aggiungere l'aglio e cuocere ancora per qualche minuto, sempre mescolando. Una decina di minuti in tutto e sarà pronto.
Mettere il finocchio in una piccola insalatiera, aggiungere i cannellini e condire con il limone, sale, peperoncino macinato a piacere e finire con un giro d'olio crudo.

Il commento della copiona: buono e delicato.

lunedì 12 marzo 2012

Tarte di cipolle, gorgonzola e noci (non per signorine, ma gnam gnam gnam!)

Non è esattamente un piattino ospedaliero, questo, ma quant'è buona questa tarte! La ricetta viene da una delle mie mailing list americane.
Si fa prestissimo a farla ed è buona sia calda, tiepida o a temperatura ambiente.

Servono:

  • 1 rotolo di pasta sfoglia (o fatela da voi, se preferite: io non preferisco ;-) )
  • 600 gr di cipolle dorate (peso pulito)
  • 200 gr di gorgonzola piccante
  • 50 gr di gherigli di noce
  • olio extravergine di oliva
  • aceto balsamico


Accendere il forno a 200°.
Affettare le cipolle sottili e stufarle in un tegame con qualche cucchiaio d'olio e un po' d'acqua per circa 1/4 d'ora, mescolando spesso: devono ammorbidirsi e cominciare a dorare.
Spruzzarle con un cucchiaio di aceto balsamico, salare leggermente e continuare la cottura per altri 5 minuti, fino a quando saranno leggermente caramellate.
Ritirarle dal fuoco e farle raffreddare.
Disporre la pasta sfoglia nella teglia e ricoprirla con le cipolle.
Sbriciolarvi sopra il gorgonzola e cospargere con i gherigli di noce.
Infornare per una ventina di minuti, o fino a quando la pasta sarà gonfia e dorata e il formaggio sciolto.
Sfornare e lasciare intiepidire per una decina di minuti, poi servire.

Il commento della copiona: se piacciono i sapori forti e decisi, questa è una squisitezza!

domenica 11 marzo 2012

Insaporitore di pollo e manzo (chiamatelo dado, se volete...)

Per qualche ragione che non sto qui a spiegare (ma non è detto che prima o poi non faccia un post apposito... vediamo...) devo stare alla larga da un sacco di cose, tra le quali i conservanti e gli additivi dei cibi in genere.
E' difficilissimo, perché c'è qualcosa in ogni dove, ma io sono abituata a cucinare partendo da  ingredienti freschi e non da semilavorati o prodotti pronti e quindi mi riesce un po' più facile.
Oggi ho rifatto l'insaporitore, che per far presto viene chiamato dado.
L'ho fatto col bimby e la ricetta viene da una raccolta che avevo trovato sul web. E' veramente buono e profuma la casa intanto che si cuoce.
Si può fare anche in una pentola normale e poi frullarlo bene alla fine.
Un cucchiaio da tavola raso corrisponde ad un dado industriale.

Servono:

  • 200 gr di manzo, a pezzetti
  • 150 gr di petto di pollo, a pezzetti
  • 60 gr di parmgiano a pezzetti
  • 100 gr di sedano, con un po' di foglia, a pezzetti
  • 100 gr di carote, a pezzetti
  • 1 pomodoro pelato
  • 50 gr di cipolla, a pezzetti
  • 150 gr di acqua
  • 150 gr di sale grosso iodato


Mettere tutti gli ingredienti nel boccale del bimby e cuocere 30 min. 100° vel. 1.
Al termine, portare lentamente a turbo e omogeneizzare per 2 minuti.
Conservare in barattoli di vetro, in frigo.

Il commento della copiona: faccio spesso gli insaporitori, usando ricette diverse. Non mi piacciono per fare il brodo, ma sono perfetti - appunto - per insaporire i piatti limitando le schifezze. Il colore e la consistenza non sono esattamente invitanti, ma per la salute si fa questo ed altro ;-)

Pollo alla Franceschiello e finte patatine novelle alla Nigella (post con doppia menzione e dedica)

Comincio dal contorno.
Un po' di giorni fa, la mia amica Alessia dice che ha visto in TV la Nigella (so solo vagamente chi essa sia, confesso...) che arrostiva dei normali gnocchi di patate pronti e li serviva come contorno a un piatto di carne.
Ho seguito con attenzione gli esperimenti che Alessia e altre amiche hanno fatto e oggi ci ho provato anch'io, perché i piatti buffi e divertenti, come questo, non posso proprio farmeli mancare.
Il pollo alla Franceschiello, invece, l'avevo mangiato in Abruzzo tempo fa e mi era piaciuto un sacco. La ricetta è saltata fuori dai miei appunti, non ho idea da dove provenga.
L'ho rifatto oggi e lo dedico alla mia amica Lisa, che per qualche ragione così è stata rinominata.

Per il pollo servono:

  • 1 pollo tagliato a pezzi (io ho usato solo le anche)
  • mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva
  • 4 spicchi d'aglio incamiciato
  • 2 bei rami di rosmarino
  • peperoncino piccante
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 100 gr di olive nere, meglio se snocciolate
  • un vasetto medio di giardiniera in agrodolce
  • sale


Spellare il pollo, lavarlo, asciugarlo e farlo rosolare in un tegame con l'olio, l'aglio, il rosmarino e una bella macinata di peperoncino rosso.
Bagnarlo col vino bianco, salare, incoperchiare e cuocere a fuoco medio per 45 minuti circa, trascorsi i quali scoperchiare la pentola, aggiungere le olive nere e la giardiniera, scolata dalla sua acqua di vegetazione.
Il tempo di far restringere un po' il sughetto e colorire il pollo e il piatto è pronto da servire con le finte patatine novelle.

Per le finte patatine novelle servono:

  • gnocchi di patata già pronti (io ne ho usati 1/2 kg, eravamo in due e ne sono avanzati un po')
  • olio extravergine di oliva
  • rosmarino
  • poco sale


Accendere il forno a 220°, disporre gli gnocchi CRUDI (non vanno prelessati!) in una teglia antiaderente senza alcun condimento.
Infornarli e lasciarli cuocere per una mezz'oretta, controllandoli di tanto in tanto.
Qualche minuto prima della fine della cottura condirli con poco olio, aghi di rosmarino e poco sale.
Contuinuare la cottura per ancora qualche minuto, fino a quando all'assaggio risulteranno morbidi dentro, ma con una crosticina croccante fuori.
Servirli subito.

Il commento della copiona: ottimi tutti e due!


Torta di mele e cocco (è domenica, din don dan!)

Di questa torta, che è presente, con minime varianti, in ennemila blog e siti (trovo quindi difficile dare i credits sulla maternità) mi ero scritta: fatta 26/09/06, da rifare assolutamente, ottimissima!
L'ho rifatta oggi e confermo che è veramente una delizia, quindi la condivido volentieri.

Servono:

  • 160 gr di burro morbido
  • 200 gr di zucchero
  • 4 uova
  • 200 gr di farina autolievitante
  • 100 gr di farina di cocco
  • 3 mele piccole
  • il succo di un limone
  • 1 cucchiaino di essenza di vaniglia
  • zucchero velo e poco cocco per guarnire


Scaldare il forno a 160° ventilato.
Usando lo sbattitore elettrico, montare il burro con lo zucchero, aggiungere le uova una alla volta fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso, poi unire il succo di limone e la vaniglia. Può darsi che il composto si stracci un po' e sembri impazzire, ma non è un problema.
Unire una mela e mezzo tagliate a dadini e la farina, mescolando con una frusta o un cucchiaio di legno.
Incorporare la farina di cocco, mescolare bene e rovesciare il composto in uno stampo imburrato.
Affettare sottilmente la rimanente mela e mezzo e disporla sulla superficie del dolce.
Infornare per circa 35 minuti, poi fare la prova stecchino.
Sfornare, far raffreddare e sformare sul piatto di portata, decorando poi con una spolverata di zucchero a velo e poca farina di cocco.

Il commento della copiona: soffice, morbida, umida e buonissima!





domenica 4 marzo 2012

Vellutata di sedano rapa (una delle più buone della mia vita)

Questa ricettina mi era arrivata tanti anni fa da una delle mie mailing list americane e c'era scritto che era ispirata al New York Times. L'avevo fatta e mi era piaciuta in modo straordinario, poi la mia casa l'aveva inghiottita e avevo perso il prezioso foglietto dov'era scritta.
L'ho ritrovata, l'ho rifatta e sì, è davvero una delle migliori che abbia mai fatto e mangiato in vita mia.
Si può arricchire con pane abbrustolito o mandorle tostate, ma suggerisco di provarla as is, perchè è veramente deliziosa.

Servono:

  • olio extravergine di oliva
  • 1 grosso porro
  • 1 cipolla dorata
  • 4 spicchi d'aglio
  • 2 gambi di sedano
  • 1 kg di sedano rapa (peso pulito)
  • 1,5 lt di brodo di pollo
  • poco latte
  • prezzemolo (a piacere)


Riscaldare 5 cucchiai d'olio in un tegame, aggiungere il porro a fettine, la cipolla tritata grossolanamente, i gambi di sedano a pezzetti e l'aglio affettato. Aggiungere poca acqua e lasciar appassire, mescolando spesso.
Nel frattempo, pulire il sedano rapa e tagliarlo a grossi pezzi, poi unirlo al soffritto quando questo sarà pronto.
Bagnare col brodo, incoperchiare a metà e far cuocere per circa 35-40 minuti, o fino a quando i pezzi di sedano rapa si romperanno facilmente punzecchiandoli con una forchetta.
Togliere la pentola dal fornello, aggiungere poco latte (due dita di un bicchiere, più o meno) e omogeneizzare bene con il minipimer o dentro il boccale di un frullatore.
Non dovrebbe servire sale, perché la crema è già sapida di per sé, ma nel dubbio assaggiare e aggiustare a piacere il gusto.
Servire con qualche goccia di olio extravergine di oliva e prezzemolo tritato a piacere.

Il commento della copiona: il sedano rapa ha moltissimo scarto, quindi prevedere abbondanza nell'acquisto per poter ottenere il peso pulito necessario.



sabato 3 marzo 2012

Pane integrale al sesamo nella MdP (post svogliatissimo)

Poca voglia di cucinare, poca voglia di raccontare quel poco che faccio,
Comunque... siccome ho detto più di una volta che questo è il mio quaderno di appunti, bisogna che questo pane lo riporti, perchè è buonissimo e piace a tutti.
Con questa dose ne viene una pagnottina piccola, giusta per il consumo quotidiano.
Si può fare, naturalmente, anche a mano, ma io preferisco impostare la partenza ritardata della macchina del pane e fare in modo di alzarmi al mattino con la casa invasa dal profumo di forno.

Servono:

  • 240 gr di acqua
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 1 cucchiaio raso di sale fino
  • 50 gr di farina integrale di segale
  • 280 gr di farina integrale di grano tenero
  • 2 cucchiai di semi di sesamo nero
  • 2 cucchiaini di lievito di birra disidratato.


Mettere tutti gli ingredienti nella macchina nell'ordine in indicato e selezionare il programma per pane integrale.

Il commento della copiona: buonissimo e si mantiene bene!

martedì 7 febbraio 2012

Pane bianco nella mdp per tutti i giorni (resurrexit!)

La Alice, che avevo dato per morta, in realtà era solo addormentata. E' infatti bastato pulire bene con un pennellino la resistenza sulla quale era caduta della farina, che probabilmente la mandava in corto.
Devo ringraziare per questo la mia amica Vampa, che mi ha girato il suggerimento della comune amica Nica (ok, un giorno parliamo di questi nomi...).
Grazie a questa inattesa resurrezione, ho potuto cuocere questa pagnottina, piccola (alla fine pesa sui 400 gr) e molto buona, che va benissimo per il consumo quotidiano, sia per il gusto che per le dimensioni, è senza grassi e assomiglia in modo molto interessante al pane toscano del mio cuore.

Ho usato:

  • 180 gr di acqua tiepida
  • 1 cucchiaino di sale (si può anche omettere)
  • 150 gr di farina manitoba
  • 150 gr di farina 00 o 0
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1/2 bustina di lievito di birra disidratato


Mettere gli ingredienti nella macchina in quest'ordine, selezionare il programma basic e premere start.


Il commento della copiona: Tommi ha detto che è il miglior pane che io abbia mai prodotto con la macchina apposita e forse ha ragione. Io ho apprezzato particolarmente il fatto che la crosta rimane croccante anche il giorno dopo.

domenica 5 febbraio 2012

Pasta frolla all'olio e fruttosio (e non storcete il naso, su!)

A Forlì non nevica più. Per adesso.
Però ne ha fatta tanta ma tanta, in due giorni, al punto che della nostra sonnacchiosa cittadina si è parlato persino nei telegiornali nazionali. L'ultima volta che qui avvenne qualcosa di significativo per la nazione fu quando il povero Aurelio Saffi era ancora in vita, forse.
Per movimentare un po' tanta tranquillità, ho messo insieme un impasto che assomiglia alla pasta frolla (e stavolta niente copiature, giuro sul mio gatto!) e che è perfetto da passare allo schiacciapassatelli, in modo da fare la copertura ricciolina.
Quindi ci ho fatto una crostata che, all'aspetto, è uguale a tutte le altre riccioline che ho qui nel blog, ma stavolta l'impasto è diverso.

Ho usato:
  • 300 gr di farina
  • 130 gr di olio di mais (o altro olio di semi dal sapore delicato)
  • 2 uova intere medie
  • 80 gr di fruttosio
  • un cucchiaino di lievito per dolci
  • qualche goccia di essenza di vaniglia
  • marmellata a piacere

Accendere il forno a 170°.
Impastare tutti gli ingredienti velocemente, in modo da non bruciare l'impasto (io ho usato il bimby, 10 sec. a vel. 5-6).
Stenderne metà sul fondo di uno stampo (io ne uso uno quadrato da 22 cm di lato), ricoprirlo di marmellata a piacere (qui c'era un velo di marmellata di albicocche, per finire un avanzino di frigo e poi mezzo barattolo di composta di mirtilli rossi, pochissimo dolce, presa forse in Germania).
Mettere l'impasto rimanente nell'attrezzo per i passatelli e schiacciarlo sopra la marmellata in modo da ricoprirlo.
Cuocere per 35-40 minuti, sfornare, far raffreddare e servire.

Il commento della copiona: è nato per caso, questo impasto, perchè è difficile uscire per fare la spesa e allora mi sono arrangiata con quel che avevo. Il fruttosio può essere sostituito con lo zucchero normale e aumentato di quantità, perchè è pochissimo dolce, alla fine, ma con la marmellata si compensa.
Sono assolutamente entusiasta del risultato, immodestamente ;-) !

sabato 4 febbraio 2012

Pane al latte con i semini (in memoriam della mia Alice...)

La mia macchina del pane, Alice, è morta. Cioè quasi, nel senso che impasta ma non cuoce più. 
Come direbbe la mia amata amica Alessia "bene, così hai un'occasione per fare shopping!". Senza rimorsi, aggiungo io.

Il pane appena uscito dalla macchina
Questo pane è stato fatto quando ancora la poveretta era nel pieno delle forze. E' una vecchia ricetta, trovata in  una raccolta che mi avevano regalato, che io ho un po' aggiustato ed è non solo buono ma anche molto bello da vedere.

Le fette tempestate di semini, molto belline!
Ho usato:
  • 310 gr di latte + altro, se la farina lo chiede
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaio raso di zucchero
  • 1 cucchiaio d'olio extravergine di oliva
  • 230 gr di farina 00
  • 230 gr di farina di grano duro
  • 100 gr di semini misti (per esempio: lino, sesamo, papavero, girasole, zucca, a scelta)
  • 1 bustina di lievito secco

Mettere tutti gli ingredienti nella macchina, tranne i semini, nell'ordine raccomandato dal fabbricante (che di solito è prima liquidi e sale e poi gli ingredienti solidi e per ultimo il lievito).
Impostare il programma basic e dopo 5/6 minuti controllare l'impasto ed eventualmente aggiustarlo, aggiungendo latte se troppo asciutto o farina se troppo molle. Al bip unire i semini.
Appena cotto, sformare a testa in giù su una gratella da pasticceria e far raffreddare.

Il commento della copiona: perfetto per farci dei panini.


mercoledì 1 febbraio 2012

Zuppa di funghi e frittatine (in diretta dall'igloo...)

Pare che la Romagna solatìa, dolce paese, sia sotto una nevicata storica. E' cominciata ieri sera e non ha smesso più, è anzi andata aumentando di forza e intensità durante la giornata e i prossimi giorni non saranno diversi.
Io sono così fortunata da poter lavorare da casa, se serve, e quindi la neve, finché posso, me la guardo dalla finestra.
Questa zuppa riscaldante l'avevo fatto ancora durante le vacanze di Natale, ma solo adesso ho il tempo di trascriverla.
La ricetta viene da una vecchia rivista di cucina, sarà tipo degli anni '80 del secolo scorso, ma non riesco a risalire a quale sia perché è solo una pagina strappata e ci sono un po' di modifiche mie.

Ho usato:

  • 750 gr di funghi surgelati misti (ma anche freschi, in stagione)
  • burro
  • olio extravergine di oliva
  • 1 spicchio d'aglio
  • una manciata di prezzemolo tritato
  • 5 uova
  • due dita di latte
  • brodo di carne, un litro abbondante
  • parmigiano grattugiato
  • sale e pepe


Mettere in una casseruola un po' d'olio e una noce di burro e farvi soffriggere l'aglio.
Quando sarà dorato, toglierlo e unire i funghi insieme alla metà del prezzemolo. Farli insaporire a fuoco alto, poi abbassare il fuoco e aggiungere il brodo. Incoperchiare e far cuocere per una ventina di minuti.
Nel frattempo, sbattere le uova con il latte, due cucchiaiate colme di parmigiano, il rimanente prezzemolo sale e pepe e usare questo composto per fare 4 o 5 frittatine sottili. Man mano che saranno pronte, arrotolarle e tagliarle a striscioline.
Aggiungerle ai funghi e lasciar sobbollire per una decina di minuti.
Servire con parmigiano grattugiato a parte.

Il commento della copiona: questa l'avevo fatta tanti anni fa e avevo conservato la ricetta, perché mi era piaciuta un sacco. A distanza di anni, il giudizio è immutato.

domenica 29 gennaio 2012

Pasta al sangiovese (con breve apologia della radio)

Mi piace moltissimo ascoltare la radio, che mi fa compagnia nei lunghi viaggi in auto e da sottofondo discreto e non invadente quando sono in casa. Preferisco senz'altro la radio di parola, non quelle stazioni caciarone che sparano fuori musica e vociacce sguaiate di conduttori spesso così ignoranti da non saper neanche leggere correttamente quello che altri scrive per loro.
Vero è che di per sé la radio non ha bisogno di difese d'ufficio né di perorazioni speciali, essendo per me un mezzo nettamente superiore alla televisione, ma insomma volevo spendere due paroline a favore. Fine del fervorino.
Questa ricetta l'ho sentita proprio per radio: un ascoltatore ha chiamato la trasmissione Essere & Benessere di Radio24 e l'ha data come ricetta preferita delle sue figlie per la vigilia di Natale. L'originale prevedeva il Barolo e le farfalle ed era molto più scarna (la salvia e il burro alla fine sono una mia aggiunta). Però l'idea mi ha colpito moltissimo per l'originalità e per i pochi ingredienti necessari (la mia passione, le ricette così!).
L'ho quindi fatta a modo mio, usando un vino locale ed è stata spazzolato in un attimo. 

Ho usato:
  • 500 gr di penne lisce (o altra pasta corta, ma preferibilmente liscia)
  • 1 litro di Sangiovese
  • 1,300 gr di cipolle rosse
  • un bel ciuffo di salvia fresca
  • burro
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

Sbucciare le cipolle e tagliarle a fette. Mettere al fuoco un tegame di adeguate dimensioni con olio extravergine di oliva, aggiungere le cipolle e un po' d'acqua e soffriggerle mescolando spesso, fino a quando cominciano a dorare.
Aggiungere tutto il vino, abbondante salvia, salare e pepare. Incoperchiare e far cuocere lentamente, più o meno un paio d'ore, fino a quando le cipolle saranno ben cotte e quasi sfatte e il vino consumato. L'unica avvertenza è di non farlo asciugare troppo, perchè deve rimanere bello umido.
Nel frattempo cuocere la penne al dente, scolarle, condirle con un po' di burro morbido e con il sugo di cipolle e sangiovese.
La scelta di lasciare le foglie di salvia o eliminarle è del tutto personale, come lo è quella di aggiungere parmigiano grattugiato.

Il commento della copiona: ecco, mi viene in mente che questa è una perfetta ricetta per la slowcooker. Veramente buonissima!


giovedì 26 gennaio 2012

Cioccolatini bianchi e neri (che non temono eguali...)

Questi cioccolatini furono postati nel vecchio forum del Bimby, tanti anni fa, e diedero origine ad uno scambio di battute esilarante perchè di essi fu detto che "non temono eguali" e qualcuno non sapeva cosa questo significasse.
Ci fu un'affannata sequenza di domande e risposte e, a distanza di tempo, sospetto che qualcuno sia rimasto col dubbio di non aver capito.
Eguali o no, vale la pena di provarli perchè sono buonissimi. Io li fatti per l'ultimo dell'anno, perchè sono parecchio festaioli, ma riesco a pubblicarli solo ora.
La ricetta è per il bimby, ma si possono tranquillamente fare anche senza, magari aiutandosi con un termometro da pasticceria.

Per i cioccolatini bianchi servono:
  • 100 gr di panna liquida
  • 250 gr di cioccolato bianco di ottima qualità
  • 30 gr di burro
  • 2 gocce di essenza di vaniglia
  • nocciole tostate q.b.
  • farina di cocco q.b.






Per i cioccolatini scuri servono:
  • 100 gr di panna liquida
  • 250 gr di cioccolato fondente
  • 30 gr di burro
  • marmellata di arance con scorzette grosse, circa 1/2 barattolo
  • 2 gocce di essenza di vaniglia
  • mandorle q.b.
  • amaretti tritati q.b.

Si comincia con i cioccolatini bianchi.
Mettere nel boccale il burro e la panna: 4 min 80° vel. 4. Togliere e tenere da parte.
Mettere nel boccale il cioccolato tagliato a pezzi: 4 min. 50° vel. 4, poi aggiungere il preparato di panna e burro e mescolare 30 sec. vel. 4.
Rovesciare il composto in una ciotola e lasciarla raffreddare, poi metterla in frigo almeno due ore, o meglio ancora tutta una notte.
Al momento di confezione i cioccolatini, prelevare un cucchiaino di composto, mettere al centro una nocciola e lavorarla velocemente tra le mani fino ad ottenere una sfera che verrà poi rotolata nella farina di cocco.
Mettere ogni cioccolatino in un pirottino e tenere in frigo fino al momento di servire.

Per i cioccolatini scuri si procede nello stesso modo e, se vengono fatti successivamente agli altri, non è neanche necessario lavare il boccale prima.
Una volta che il composto è stato messo nella ciotola, farlo raffreddare un pochino, poi mescolarvi la marmellata di arance e mettere in frigo per la notte.
Per confezionarli, procedere come per i cioccolatini bianchi, mettendo la mandorla all'interno e rotolarli nelle briciole di amaretto.

Il commento della copiona: quelli bianchi sono molto simili ai raffaello e quelli scuri vorrebbero assomigliare ai rocher, ma ovviamente sono diversi. Una meraviglia entrambi!

domenica 22 gennaio 2012

Zuppa di scarola e cannellini (diventerò zuppologa...)

Insomma, a me le zuppe e le minestre piacciono un sacco e non mi dispiacerebbe diventare zuppologa, se solo ci fosse un corso di laurea apposito.
Questa è riscaldante e confortante e anche molto leggera. Inoltre, si fa prestissimo a farla.
E' una ricetta tradizionale, di cui esistono innumerevoli versioni: io l'ho fatta così, mischiando ricette varie. Di mio, c'è l'aggiunta della crosta di parmigiano, che ci sta benissimo.

Ho usato:

  • 1 grosso cespo di scarola
  • 2 spicchi d'aglio
  • olio extravergine di oliva
  • circa 2 litri di brodo di vegetale (o anche di carne, purché sia buono)
  • 300 gr di fagioli cannellini già lessati
  • 1 crosta di parmigiano, se ce l'avete
  • parmigiano grattugiato
  • sale e pepe


Lavare la scarola, eliminare il torsolo e tagliarla a striscioline.
Dorare l'aglio intero in poco olio, poi aggiungere la scarola e farla appassire e insaporire, mescolando.
Aggiungere il brodo (va bene anche freddo), i fagioli e la crosta di parmigiano.
Aggiustare di sale e pepe.
Incoperchiare e portare a bollore, poi togliere da fuoco, far riposare qualche minuto e servire , con olio, parmigiano e pepe a parte.

Il commento della copiona: è buonissima, questa zuppa che, volendo, può essere arricchita con fettine di pane abbrustolito.






Cavolfiore al gratin (cucino molto ma scrivo poco...)

Insomma, molto molto no... però cucino, soprattutto alla domenica.
Però poi non ho mai tempo (leggi anche: voglia) di aggiornare il blog. Solo che adesso ho una catasta di ricette fatte e fotografate e devo provare a mettermi in pari, per evitare di arrivare a luglio postando piattini invernali e del tutto fuori stagione.
Questo l'ho fatto durante le vacanze di Natale e se da una parte è un po' lungo da cuocere, dall'altra è interessante perché non necessita di prelessatura e il cavolfiore rimane bello sodo, senza squacciarsi tutto (squacciarsi credo renda il senso di quello che intendo :-D ).
La foto è un po' scura, perchè presa con l'iPhone di Tommi e da lui artisticamente rielaborata ;-)

Servono:
  • 1 cavolfiore fresco e sodo
  • 70 gr di burro
  • 50 gr di farina
  • mezzo litro di latte
  • 100 gr di vino bianco
  • sale
  • pepe nero
  • 100 gr di emmenthal grattugiato

Lavare il cavolfiore, asciugare e dividerlo in cimette, eliminando il torsolo centrale.
Ungere una pirofila di dimensioni adeguate e disporvi dentro le cimette.
Preparare una normale besciamella (non serve la ricetta, vero?) con il burro, la farina, il latte e il vino bianco. Aggiustare di sale e pepe e incorporare l'emmenthal, mescolando bene.
Versare la besciamella sul cavolfiore.
Coprire la pirofila con carta stagnola e infornare per circa un'ora e un quarto a 200° ventilato e comunque verificare la cottura con una forchetta.

Il commento della copiona: buono, buonissimo!

giovedì 12 gennaio 2012

Plumcake arancia e cioccolato (uno dei soliti post virtuosi da sgombero dispensa)

Come ogni anno - di solito capita un paio di volte, dopo le ferie estive e le vacanze di Natale - sono stata còlta dal raptus svuotadispensa e ho fatto un dolce da colazione, usando questo come base e modificando gli ingredienti per usare quello che avevo in casa.

Ho usato:
  • 130 gr di burro morbido
  • 50 gr di olio di semi di mais
  • 70 gr di zucchero di canna
  • 80 gr di zucchero semolato
  • 1/2 bicchiere di latte
  • 5 uova
  • 300 gr di farina autolievitante
  • la scorza di un'arancia
  • 130 gr di cioccolata mista fondente e bianca
  • burro per lo stampo

Io l'ho fatto nel bimby, ma si può ovviamente fare a mano oppure nel robot o in una qualunque impastatrice.
Ho tritato la cioccolata con pochi colpi di turbo (devono rimanere dei pezzetti) e l'ho messa da parte.
Ho frullato lo zucchero con la scorza dell'arancia, ho aggiunto le uova e lavorato un po'.
Poi ho unito il burro, l'olio, il latte, la farina. Ho lavorato il tutto fino ad avere un impasto omogeneo, al quale ho incorporato la cioccolata.
Ho versato nello stampo da plumcake, precedentemente unto di burro, e ho infornato a 170° ventilato per 45 minuti.

Il commento della copiona: buonissimo! La combinazione arancia e cioccolato è fantastica.

domenica 8 gennaio 2012

Ancora una crostata ricciolina (profumata di mandarino e ripiena di speculoos)

L'unico dolce che faccio e rifaccio è la crostata ricciolina, perchè ho sempre in casa gli ingredienti necessari e perchè ogni volta è un successo.
Oggi ho fatto questa versione profumata di mandarino e farcita, invece che con marmellata, con una crema di speculoos che viene da qualche viaggio all'estero ed è semplicemente una libidine.
La combinazione di farina 00 e di grano duro è eccezionale, forse la migliore di tutti quelle che ho provato, perchè la frolla viene eccezionalmente croccante e fragrante.
Nel caso la crema di speculoos non sia disponibile (in Italia non l'ho mai vista), si può sostituire con una confettura di agrumi, tanto meglio se di mandarini.

Ho usato:
  • 50 gr di mandorle 
  • 50 gr di nocciole
  • 100 gr di farina 00
  • 100 gr di semola rimacinata di grano duro o farina di grano duro
  • 130 gr di burro morbido a pezzetti
  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo
  • 80 gr di zucchero
  • 1 mandarino (serve solo la scorza)
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino colmo di lievito per dolci
  • essenza di vaniglia
  • crema di speculoos

Accendere il forno a 180° ventilato.
Frullare la scorza del mandarino con le mandorle, le nocciole e lo zucchero e tritare a farina.
Aggiungere tutti gli altri ingredienti, tranne la crema di speculoos e impastare velocemente a mano o nel robot, in modo da ottenere una frolla che sarà morbidissima.
Imburrare una teglia da 20 cm., stendere 2/3 dell'impasto sul fondo, poi ricoprire con la crema di speculoos.
Mettere il rimanente terzo dell'impasto in uno schiacciapatate e ricavarne dei piccoli vermicelli che verranno fatti cadere in modo uniforme sul ripieno.
Abbassare il forno a 170° e infornare per 45 minuti.
Far raffreddare e servire.

Il commento della copiona: profumatissima, natalizia, direi!


Orvieto, mammeta e il professore (primo post del 2012 e neanche una ricetta)

Già da qualche anno, la cuoca che copia trascorre il primo gennaio in viaggio per Saturnia, dove giunge di solito nel primo pomeriggio e si bagna nelle pozze naturali formate dal gorello. Perchè lo fa? Non si sa, ma il punto non è questo.
Alla giornata di abluzioni, seguono un paio di giorni di vagabondaggio nelle aree circostanti, facendo in modo di cambiare ogni anno i luoghi visitati. Lo scopo è rilassarsi, vedere cose belle, mangiare cose buone.
Quest'anno, abbiamo (la cuoca non viaggia da sola, ma in allegra compagnia) visitato Pitigliano (già visto lo scorso anno, ma ci mancava la sinagoga che da sola vale il viaggio), Spello e Assisi (già note, anzi notissime, ma sempre piacevoli).
E poi siamo andati a Orvieto. Diluviava, il Duomo era chiuso (ovvio, se si arriva alle 17.30...), qualcuno cominciava a starnutire e ad accusare stanchezza, il ristorante che avevamo adocchiato per la cena era chiuso.
Così, tanto per alzare il tono dell'umore ci siamo fermati in un bel bar e la cuoca si è fatta un margarita aperitivo, dando così l'addio ufficiale al suo stato di astemia selettiva ed entrando di diritto in quello di sbevazzona. Esistono foto che testimoniano il cambio di regime, ma rimarranno secretate.
Poi, alla ricerca di un luogo per mangiare, abbiamo seguito un cartello e ci siamo trovati in una piazzetta con un piccolo locale, apparentemente deserto.
Eravamo morti di fatica e siamo entrati, nonostante non facesse parte dell'elenco di locali consigliati che ci eravamo diligentemente stampati.
A farla breve: è stata un'esperienza ESALTANTE!
Abbiamo mangiato benissimo (e mi rammarico di non aver fotografato i piatti....): la copiona ha scelto una zuppa di ceci e un baccalà che era semplicemente perfetto. La mia amica Tania ha mangiato un polletto al tegame con un profumo da cascare stesi (e ha detto che era eccellente). Altri hanno scelto i tagliolini con la zucca che prima o poi provo a rifare.
La parte migliore, però, è stata conoscere Carlo, lo chef che ha passato quasi tutta la serata nella saletta insieme a noi, facendoci letteralmente ribaltare dalle risate con i suoi racconti di vita vissuta.
C'era anche un misterioso Professore, sua degna spalla, che in fine di serata si è disvelato e col quale abbiamo socializzato.
Il clou è stata la dimostrazione dell'aspersione erotica del sale, di cui la foto rende una solo vaga idea.
Insomma... una serata indimenticabile.
L'allegra compagnia... manca solo la mammeta!
La foto, un po' sfocata, rende l'idea del tasso alcolico (non di chi l'ha scattata, ma dei soggetti fotografati) e dell'atmosfera. (grazie a Tania per aver prestato la macchina fotografica e alla gentile signorina che ci ha fotografato)
Se andate a Orvieto, questo è il posto assolutamente da non mancare per mangiare.


TRATTORIA DA CARLO - Vicolo del Popolo 9 - Orvieto

E qui c'è il link alla pagina di Tripadvisor che la recensisce.

Il commento della copiona: che c'entra mammeta? C'entra, c'entra... chi c'era lo può testimoniare ;-)

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